lunedì 15 gennaio 2018

"COME UN GATTO IN TANGENZIALE" DI RICCARDO MILANI


E se uno (il grande Antonio Albanese) dei tanti teofori delle teorie multiculturali, integrazioniste, mondialiste, entusiasti della “contaminazione fra etnie” nelle periferie del mondo, potenziali laboratori di una unica comunità umana, scopre come un fulmine a ciel sereno che la figliola tredicenne, bambolina, educata, acqua e sapone, bilingue, giocatrice di cricket, con costosissima borsa sulla spalla,  frequentatrice di college britannici,  si è fidanzata con un ragazzino “molto ma molto romanaccio”, taglio di capelli e vestiario “di un certo tipo”, proveniente da  una delle peggiori borgate romane, figlio di una madre (impareggiabile  Paola Cortellesi) iper-tatuata, greve,  precaria (anzi, precarissima) sul lavoro, di  un padre entra-e-esce-dalla-galera (e chi se non Claudio Amendola) e nipote di zie ladre compulsive?
Cambia tutto, cari miei, cambia tutto: l’ ”anima bella” si trova dinanzi la realtà.
Il film divertente, intelligentissimo e coraggioso “Come un gatto in tangenziale” di Riccardo Milani, demolisce pezzo a pezzo il sistema ipocrita progressista-politicamente corretto, radical-chic-buonista.
Antonio Albanese (aiutato dalla moglie interpretata da Sonia Bergamasco) incarna tutte le “anime belle” del mondo: sì alla tolleranza ed alla “contaminazione” fra gruppi umani diversi ma al di fuori dei confini delle spiagge di Capalbio, lontano da appartamenti antichi e lussuosi siti nel centro di Roma (ma potrebbero essere i “Saviano” che vivono a Manhattan); sì alla libertà sessuale ma per le figlie altrui.
Paola Cortellesi è la metafora del Popolo vittima delle scelte “sociologiche ed urbanistiche” delle fulgide e copiose menti pensanti di Sinistra, elaboranti sistemi ideali che praticano solo, però, sugli altri: è la Cortellesi che deve vivere in mezzo all’arroganza di moltitudini di immigrati; è la Cortellesi che deve avere tutto impregnato della puzza del cumino delle pietanze dei “migranti”; è la Cortellesi che deve prendere il sole nelle squallide spiagge-carnaio di Coccia di Morto dopo due ore (o forse più) di auto; è la Cortellesi che deve vivere una squallida esistenza in un altrettanto squallido palazzone simil- Serpentone (di Corviale il regista ha già ben artisticamente parlato in un altro suo lavoro, “Scusate se esisto”,  che ha visto la bravissima attrice recitare con Raoul Bova).
La coppia Albanese-Cortellesi – già sperimentata in “Mamma o papa?” precedente lavoro di Riccardo Milani – è professionalmente vincente: la Cortellesi spicca ancora più il volo rispetto all’abbinamento con Bova (“Scusate se esisto”) e con Verdone in “Sotto una buona stella”, diretto dallo stesso attore romano.
Che vi devo dire signore e signori miei? Andate a vedere questo film-verità, questo film-documentario, possibilmente in compagnia di una delle tante “anime illuminate” che deambulano in questa nostra bella e disgraziata Penisola.

Fabrizio Giulimondi 


sabato 13 gennaio 2018

ALESSIA GIULIMONDI: "LE VOCI DEGLI ALTRI" - NOTTE NAZIONALE DEI LICEI CLASSICI - 12 GENNAIO 2018


Ce lo diciamo sempre tutti che è necessario dare ascolto all’opinione dei molti, anche se provano a insegnarci il contrario, ce lo ripetiamo sempre, perché, per come abbiamo imparato a vivere, è la verità. Perché è vero che l’opinione dei molti è spesso anche la nostra opinione, come è vero che i molti siamo noi stessi insieme con gli altri, che diciamo cose senza sapere se le pensiamo davvero. Si può dire che al liceo si impari questo. In questa terra di mezzo, dove non si è ancora deciso se essere bambini o essere adulti, si impara a stare in equilibrio tra ciò che dentro cerchiamo di essere e ciò che fuori già è. E di solito falliamo. In verità, in cinque anni di studio “matto e disperatissimo” si scivola molto più spesso nell’abnegazione, nell’oblio, nella furia e nel tempestoso luogo dell’apparenza, perché, diciamocelo, non siamo ancora pronti per la sostanza. A quindici, sedici, diciassette, diciotto anni non si è mai abbastanza soli con se stessi, soli tanto da abituarci alla nostra voce, ai nostri pensieri, alle nostre opinioni. Siamo sempre più abituati alla voce degli altri, alla confusione delle giornate, al vociare della ricreazione, all’ansia spesso ingiustificata che tutto il resto ci crea. Non siamo mai realmente noi, lo siamo solo in parte e solo occasionalmente perché costantemente presi da qualcosa di più importante. E forse, per adesso, va bene così; forse è giusto pensare che Socrate ha ragione, ma Critone è più ragionevole, perché, in una mentalità abituata alla democrazia – la violenza del popolo –, i molti sono la maggioranza e noi, proprio noi stessi, saremo sempre e comunque una minoranza. Ed è qui che l’Io si perde, si perde quando si scontra e cozza contro il mondo che dice sempre tutto il contrario, contro le buone maniere che non si sa più se seguire, contro la moda, il tempo che corre sempre più veloce, contro le lezioni di canto, danza, inglese, ginnastica, le ripetizioni e l’alternanza scuola-lavoro; si perde dentro il sesso che manca d’amore, dentro la disillusione andata in tendenza e i desideri repressi perché “tanto non si avvereranno mai”. È un Io un po’ logoro il nostro, sempre mortificato, troppo pieno dell’opinione dei molti, anche di tutti, direi. Non è una novità di questo secolo, la solitudine non è un’esclusiva di questa generazione, ma forse è propria della razza umana che, di fatto, non ha mai fatto altro che cercare accettazione, conferme, riconoscenza. Hegel diceva che il primo bisogno dell’autocoscienza, che adesso mi prendo la licenza di chiamare Io, è quello di essere riconosciuta da un’altra autocoscienza, altrettanto autonoma, altrettanto uguale e noi, messo piede in questa prova generale della vita quale è il liceo, non facciamo che questo: cerchiamo riconoscimento, rassicurazione. Ed è così che perdiamo la nostra autonomia, la nostra autocoscienza, creando un sistema di forme che cercano sostanze senza trovarle, un sistema di apparenze che cercano essenze. Così ci ammaliamo degli altri, delle loro opinioni, dei loro sguardi cattivi che sono cattivi quanto il nostro e quando più abbiamo bisogno di noi, ad essere rimasti sono solo questi molti, questi occhi che ci fissano e ci distraggono. In effetti, si tratta solo di distrazione che è, invece, tipica del nostro tempo, dove si guarda attraverso uno schermo e si è disimparato a guardare davvero, con attenzione, con pazienza. Trovare noi stessi non è cosa da chi è disattento, da chi è distratto dal potere della maggioranza e la maggioranza è sempre una grande influencer, soprattutto quando si è giovani e ancora disarmati, non ancora abituati a selezionare, capire, cogliere senza domandare. Proprio nel Critone, Socrate ci dice che è una questione di allenamento, una ginnastica con la quale l’occhio si abitua a vedere dove non si vede, a dare importanza all’importante e scartare il resto, perché abbiamo un’incorreggibile tendenza a vivere per il superfluo, senza mai interpellare noi stessi, perché se di tanto in tanto lo facessimo, sapremmo quanto fa male.


 Alessia Giulimondi

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venerdì 29 dicembre 2017

"NAPOLI VELATA" DI FERZAN OZPETEK




Napoli velata” è l’ultima opera cinematografica di Ferzan Ozpetek da un titolo affascinante non consentaneo alla narrazione cineastica.
Il film, dalle caratteristiche tinte purpuree proprie della produzione artistica di Ozpetek, immerse in ambientazioni raffinate che si alternano fra musei ed edifici del barocco e rococò napoletano e suggestivi vicoli partenopei, è costellato da ideazioni immaginifiche, presenze ectoplasmatiche, oggetti e immagini cariche di simbolismi e voluti richiami psicoanalitici (connotati peculiari propri del cinema del regista turco). A tratti noioso, altre volte confuso, la ripetitività delle tematiche rischia di far scappare lo sbadiglio; talora tronfio e pretenzioso, l’occhiuto Autore dietro la pellicola pare voglia costringere lo spettatore a comprendere  come la verità non sia quella che appare essendo essa stessa – come altri aspetti della vita –  velata, similmente ad una tormentata statua palesata al pubblico verso il calare della proiezione,  da uno strato di incomprensione, di nascosto, di non svelato, taciuto, non detto, negato. Soltanto un dono celato da tempi immemorabili in uno scrigno, costituito da un bulbo oculare, indica alla protagonista (Giovanna Mezzogiorno, brava attrice lontana dallo schermo da alcuni anni per essere diventata madre, impegnata, lei sempre pudica, in fastidiosi quanto brutali virtuosismi erotici) cosa le sia accaduto in un lontano passato.
La conclusione – oscura –  è aperta alle più variopinte interpretazioni.
D’altronde Ozpetek è come il caviale e le ostriche: anche se non piacciono debbono obbligatoriamente essere graditi.
Il cast di attori appartiene prevalentemente alla eccellenza campana -  le cui artefatte fisionomie edulcorano il bello esasperando aspetti prospettici   volgari e grotteschi -  e va da Alessandro Borghi a Anna Bonaiuto, Peppe Barra, Luisa Ranieri, Maria Pia Calzone, Isabella Ferrari, Lina Sastri.
Colpisce l’assenza del divieto della visione ai minori: evidentemente è conseguenza dell’epoca che stiamo vivendo in cui ai bambini è proibito pregare o fare il presepe nelle scuole pubbliche, ma certamente non mostrar  loro una possente quanto dolorosa penetrazione anale (mi auguro che siffatto sintagma sia compatibile con la neo-lingua)

Fabrizio Giulimondi


giovedì 28 dicembre 2017

"L'UOMO DEL LABIRINTO" DI DONATO CARRISI

Nelle librerie è approdato l’ultimo lavoro letterario di uno dei maggiori Autori thriller europei, “L’uomo del labirinto” di Donato Carrisi (Longanesi). I successi di vendite e traduzioni in molti idiomi de Il suggeritore, Il tribunale delle anime, L’ipotesi del male, Il cacciatore del buio, Il maestro delle ombre e, non ultimo, La ragazza nella nebbia -  di cui Carrisi è stato anche registra della trasposizione cinematografica -, hanno lanciato l’eclettico e geniale Scrittore nel panorama internazionale.
L’uomo del labirinto” immerge di nuovo il lettore nel buio catacombale di labirinti sotto città che restano senza nome e senza connotazioni geografiche, in sotterranei privi di luce che si dipanano lungo la narrazione speculare di un sadico consolatore rinchiuso e rinchiudente le altrui esistenze in un reticolato nascosto nella terra che, nell’attraversare il deep web, risucchia e infetta i “figli del buio”.
Lo stile è meno di Carrisi e più di Faletti, al cui Niente di vero tranne gli occhi l’osservatore rimanda la mente quando si imbatte in un detective affezionato frequentatore di un trans. Lo schema narrativo si avvicina a quello del film Saw (e dei suoi sequel) di James Wan, con innesti evocativi alla pellicola del 1999 8mm – Delitti a luci rosse di Joel Schumacher. L’investigatore privato Genko è la storpiatura nel cognome dell’ispettore Ginko, che trascorre invano la sua vita a catturare Diabolik e, al pari di Ginko, l’investigatore protagonista del romanzo cerca da quindici anni di trovare una ragazza scomparsa nel buio. Genko, però, ignora che v’è in corso una staffetta del male che ha lo stesso sapore ricostruttivo che registriamo ne Il tocco del male, diretto nel 1998 da Gregory Hoblit.
Il coupe de theatre finale lascia aperto una probabile prossima opera che si ricongiungerà alla prima: Il suggeritore.
Meno mordace, in certi passaggi il racconto risulta un poco debole per la inspiegabile capacità dell’“attore principale” di giungere troppo facilmente a soluzioni e testimoni, pur rimanendo lo stile agile e accattivante, punteggiato da un linguaggio ben lungi da quello ricercato de Il cacciatore del buio e Il maestro delle ombre. L’itinerario immaginifico è lontano dalle passate atmosfere misteriose ed esoteriche. Le tinte claustrofobiche della storia si abbracciano con toni turpi che occhieggiano ad orripilanti pratiche pedofile (mai ellenicamente esplicitate) e a degenerazione porno- sessuali.
Non esiste azione umana che non lasci tracce. Specie se si tratta di un atto criminale”.

Fabrizio Giulimondi 

venerdì 22 dicembre 2017

"WONDER" DI STEPHEN CHBOSKY

Wonder” di Stephen Chbosky - adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di R.J.Palacio del 2012 - è un film gradevole sui buoni sentimenti che non scende mai in una noiosa e trita banalità, forse per la bravura dei grandi attori e attrici che vi recitano (Julia Roberts, Owen Wilson, Izabela Vidovic e il promettentissimo ragazzino Jacob Tremblay, nei panni del protagonista dal viso nato deturpato ed operato ben ventisette volte Auggie Pullman).
La pellicola richiama, sin dalle prime battute, lavori come Dietro la maschera di Peter Bogdanovich e The elephant man di David Lynch, di ben più drammatica portata.
Si alterna fra l’endemico e crudele fenomeno statunitense del bullismo e interessanti momenti di descrizioni caratteriali ed analisi dei problemi conseguenti alla presenza di un familiare “problematico”, per ragioni fisiche (come in questo caso) o mentali. La sorella di Auggie, Via Pullman – in realtà sua co-protagonista -, interpretata da Izabela Vidovic, è una “sorella unica”, perché ha dovuto costruirsi un percorso tutto da sola per non aggravare il “fardello” dei genitori, completamente presi dal figlio, specialmente la madre (Julia Roberts ) la cui attenzione è concentrata unicamente sul figlio, dopo aver abbandonato aspirazioni (fondate) artistiche: Auggie è il sole e il padre (Owen Wilson), la madre e la sorella costituiscono il sistema dei pianeti che introno a lui girano.
Il film è un segnale di rinascita in quanto sarà la scuola (la prima media) che, da tormento per il bambino, diverrà momento di liberazione, grazie alla “forza silenziosa” di Auggie.
La liberazione è interiore ma non potrà non passare attraverso la fuga dalla prigione che il bambino si è costruito addosso, ponendosi un casco da astronauta perennemente sul capo.
Le pennellate immaginifiche ed oniriche forniscono un tocco di delicatezza sorniona alla visone di “Wonder”, che risulta godibile nel mandare esplicitamente un messaggio che in questi tempi non è facile a trovarsi: la famiglia è importante e aiuta i suoi componenti ad uscire da difficoltà anche di grande densità e pesantezza.
Una standing ovation spetta a tutti, almeno una volta nella vita.

Fabrizio Giulimondi

giovedì 21 dicembre 2017

TUTELA DEGLI ORFANI PER CRIMINI DOMESTICI (C.D. “DOPPIAMENTE ORFANI”)


Risultati immagini per immagini doppiamente orfani

Il Senato della Repubblica ieri 22 dicembre 2017 ha approvato in via definitiva la proposta di legge (A.S. 2719) volta (o così è nelle intenzioni di coloro che hanno votato favorevolmente l’articolato) a rafforzare le tutele dei figli rimasti orfani di un genitore a seguito di un crimine domestico, ossia compiuto dal coniuge, o dall’altra parte dell’unione civile, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva e stabile convivenza con la vittima, in vinculis a seguito di condanna penale (e, per siffatta ragione, qualificabili “doppiamente orfani”, in quanto un genitore è morto mentre l’altro è in prigione in esecuzione di misura cautelare custodiale o di sentenza di condanna passata in giudicato).
Il campo d'applicazione delle nuove tutele
Il provvedimento riconosce tutele processuali ed economiche ai figli minorenni e maggiorenni economicamente non autosufficienti della vittima di un omicidio commesso da:
  • il coniuge, anche legalmente separato o divorziato;
  • l'altra parte dell'unione civile, anche se l'unione è cessata;
  • una persona che è o è stata legata da relazione affettiva e stabile convivenza con la vittima.
La modifica delle aggravanti dell'omicidio
Il provvedimento modifica il codice penale intervenendo sull'omicidio aggravato dalle relazioni personali, di cui all'art. 577 c.p.
Rispetto alla norma vigente, che punisce l'uxoricidio (omicidio del coniuge) con la reclusione da 24 a 30 anni (la pena base per l'omicidio non può essere inferiore a 21 anni di reclusione), il provvedimento aumenta la pena ed estende il campo d'applicazione della norma. Modificando l'art. 577 c.p., infatti, è prevista la pena dell'ergastolo se vittima del reato di omicidio è:
  • il coniuge, anche legalmente separato;
  • l'altra parte dell'unione civile;
  • la persona legata all'omicida da stabile relazione affettiva e con esso stabilmente convivente.
Il provvedimento dunque non solo aumenta la pena per l'uxoricidio ma ne estende l'applicazione al rapporto di unione civile e alla convivenza, prevedendo l'ergastolo in caso di attualità del legame personale.
Con i vigenti limiti di pena (reclusione da 24 a 30 anni) viene invece punito l'omicidio del coniuge divorziato o della parte della cessata unione civile.
Le nuove tutele
Dal punto di vista processuale, la proposta di legge intende rafforzare, già dalle prime fasi del processo penale, la tutela dei figli della vittima, modificando il testo unico sulle spese di giustizia, per consentire loro l'accesso al patrocinio a spese dello Stato, a prescindere dai limiti di reddito.
Mantenendo l'attenzione verso il procedimento penale, e dunque alla fase che precede l'accertamento definitivo della responsabilità penale dell'autore del reato, la proposta di legge intende rafforzare la tutela dei figli della vittima rispetto al loro diritto al risarcimento del danno. A tal fine, il provvedimento modifica l'art. 316 del codice di procedura penale, che disciplina l'istituto del sequestro conservativo, stabilendo l'obbligo per il pubblico ministero che procede per omicidio del coniuge (anche separato o divorziato), della parte dell'unione civile (anche se l'unione è cessata) o della persona legata all'imputato da relazione affettiva o stabile convivenza:
  • di verificare la presenza di figli della vittima (minorenni o maggiorenni non economicamente autosufficienti);
  • di richiedere il sequestro conservativo dei beni dell'indagato in ogni stato e grado del processo a tutela del diritto al risarcimento dei figli della vittima.
La tutela degli orfani di crimini domestici viene perseguita anche attraverso modifiche alla disciplina della provvisionale, la cui finalità è anticipare il più possibile la liquidazione del danno patito dalle vittime del reato.La provvisionale è infatti una somma di denaro liquidata dal giudice in favore della parte danneggiata, come anticipo sull'importo integrale che le spetterà in via definitiva. Accade, infatti, in base alla normativa vigente che, dopo un lungo processo penale nel quale i figli si sono costituiti parte civile, alla condanna penale del genitore si accompagna solo una generica condanna per la responsabilità civile, che obbliga la parte civile ad avviare una nuova causa civile per ottenere la liquidazione del danno.
La proposta di legge prevede che, quando si procede per omicidio del coniuge (anche separato o divorziato), della parte dell'unione civile (anche se l'unione è cessata) o della persona che sia o sia stata legata all'imputato da relazione affettiva o stabile convivenza, e le prove acquisite nel corso del procedimento penale non consentono la liquidazione del danno, in presenza di figli della vittima che si siano costituiti parte civile, il giudice in sede di condanna - a prescindere dal carattere definitivo della stessa - deve assegnare loro a titolo di provvisionale una somma pari almeno al 50% del presumibile danno, che sarà liquidato poi in sede civile. Se già ci sono beni dell'imputato sottoposti a sequestro conservativo, questo si converte in pignoramento con la sentenza di primo grado, sempre nei limiti della provvisionale concessa.
Venendo agli aspetti esclusivamente economici, la proposta di legge interviene sull'istituto dell'indegnità a succedere con la finalità di renderne automatica l'applicazione in caso di condanna per omicidio in ambito domestico. In particolare, è sospesa la chiamata all'eredità dell'indagato per il delitto, anche tentato, di omicidio del coniuge (anche legalmente separato) o di omicidio dell'altra parte di un'unione civile (è qui omesso il riferimento alla relazione affettiva e alla stabile convivenza), fino al decreto di archiviazione o alla sentenza definitiva di proscioglimento e, sarà lo stesso giudice penale, in sede di condanna ovvero in sede di patteggiamento della pena, a dover dichiarare l'indegnità a succedere, evitando così agli altri eredi di dover promuovere un'azione civile per ottenere lo stesso risultato.
Viene rivista anche la disciplina che già attualmente esclude dal diritto alla pensione di reversibilità l'autore dell'omicidio del pensionato. Il provvedimento prevede, infatti, che il rinvio a giudizio per omicidio volontario nei confronti del coniuge (anche separato o divorziato) e dell'altra parte dell'unione civile (anche in tal caso manca il riferimento alla relazione affettiva e alla stabile convivenza), comporti la sospensione del diritto alla pensione di reversibilità salvo, in caso di archiviazione o di proscioglimento, il diritto a percepire gli arretrati.
In caso di sospensione della pensione di reversibilità sono destinatari, senza obbligo di restituzione, della pensione di reversibilità del genitore rinviato a giudizio ovvero dell'indennità una tantum spettante alla persona rinviata a giudizio per l'omicidio volontario dell'altro genitore, i figli minorenni o economicamente non autosufficienti che siano anche figli della vittima. A favore degli stessi figli è disposto dal giudice il pagamento di una somma di denaro pari a quanto percepito dal condannato fino alla sospensione a titolo di indennità una tantum ovvero a titolo di pensione di reversibilità. Sarà il PM a dover comunicare all'istituto di previdenza i nominativi dei soggetti cui imputare la pensione di reversibilità.
Ulteriori disposizioni della proposta di legge:
  • demandano a Stato, regioni e autonomie locali il compito di promuovere e organizzare forme di assistenza delle vittime, di promuovere servizi informativi, assistenziali e di consulenza; di predisporre misure per garantire il diritto allo studio e all'avviamento al lavoro per i figli delle vittime di crimini domestici;
  • prevedono che i figli delle vittime del reato di omicidio in ambito domestico abbiano diritto ad assistenza medico psicologica gratuita e siano esenti dalla partecipazione alla spesa per ogni tipo di prestazione sanitaria e farmaceutica;
  • modificano la disciplina dell'affidamento del minore «temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo» per prevedere che il minore che si trovi in tale condizione a seguito della morte del genitore causata volontariamente dal coniuge (anche separato o divorziato), dalla parte dell'unione civile (anche cessata) o da persona legata al genitore da relazione affettiva, debba essere affidato privilegiando la continuità delle relazioni affettive tra il minore e i parenti fino al terzo grado e garantendo, in quanto possibile, in presenza di fratelli o sorelle, la continuità affettiva tra gli stessi.
La proposta di legge incrementa di 2 mln di euro annui a decorrere dal 2017 la dotazione del Fondo di rotazione per le vittime dei crimini intenzionali violenti, destinandolo anche agli orfani per crimini domestici. In particolare, tale incremento è destinato all'erogazione di borse di studio per gli orfani, al finanziamento del loro reinserimento lavorativo e alla copertura delle spese per l'assistenza psicologica e sanitaria.
Ulteriori disposizioni del provvedimento riguardano:
  • la decadenza dall'assegnazione dell'alloggio di edilizia residenziale pubblica per gli autori di una serie di delitti di violenza domestica;
  • la possibilità per i figli della vittima di modificare il proprio cognome, se coincidente con quello del genitore condannato definitivamente per omicidio del coniuge e di altri familiari.
CRITICITA’: Il testo è a rischio di incostituzionalità visto che  rileva più la “qualifica” dell’ autore del crimine, il rapporti “affettivi” familiari o simil-familiari che lo legano al genitore assassinato (parimenti al profilo del Tatertyp riconosciuto nel diritto libero tedesco, da cui hanno attinto a piene mani i giuristi nazionalsocialisti), che la tutela dell’orfano in sé e per sé considerato: se il figlio perde entrambi i genitori in quanto uccisi da uno stalker, o a causa di omicidio stradale, ovvero in ragione di altro delitto violento, l’orfano non è affatto tutelato, essendolo soltanto  se a perdere la vita sia uno dei due genitori per mano del coniuge, anche legalmente separato, dell'altra parte dell'unione civile e, infine, della persona legata all'omicida da stabile relazione affettiva e con esso stabilmente convivente.

Fabrizio Giulimondi


PENNELLATE SULLE NUOVE MISURE DI PREVENZIONI PATRIMONIALI ALLA LUCE DELLA RIFORMA DEL CODICE ANTIMAFIA (L. 17 OTTOBRE 2017, N. 161)



CODICE ANTIMAFIA:

RATIO:
- fronteggiare la criminalità organizzata che penetra nel tessuto economico con modalità sempre piu’ evolute.
- non è più attuale la sola logica repressiva
- rendere il procedimento di applicazione delle misure di prevenzione più trasparente, garantito e veloce
- garantire la trasparenza nella scelta degli amministratori giudiziari
- rafforzare la confisca
- assicurare misure di sostegno ad aziende confiscate meritevoli.

OBIETTIVO
PREVENZIONE, GESTIONE E TUTELA CONTINUITA’ AZIENDE SEQUESTRATE E CONFISCATE. Sulla stessa linea già percorsa per la confisca allargata -> sproporzione.
NOVITA’
1)   ESTENSIONE dei SOGGETTI DESTINATARI  DELLE MISURE PERSONALI E PATRIMONIALI
anche a chi è solo indiziato di associazione a delinquere finalizzata a 
-REATI CONTRO LA P.A. (peculato, corruzione propria e impropria, corruzione in atti giudiziari, concussione e induzione indebita) 
-STALKING (rispettando obbligo positivo di protezione imposto da corte di strasburgo)

CRITICA: Oggi sarebbe già possibile estendere le misure patrimoniali ai soggetti abitualmente dediti ai traffici delittuosi. 
RISCHIO INCOSTITUZIONALITA' : automatismi punitivi (con garanzie attenuate) laddove si arretra eccessivamente la soglia di intervento.

2) ADEGUAMENTO delle PROCEDURErazionalizzazione della competenza in capo al Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, tra i soggetti titolari del potere di proposta delle misure di prevenzione. 
- specializzazione delle sezioni e dei collegi; 
- effettività delle garanzie di partecipazione (avviso udienza, rinvio per impedimento, articolazione mezzi di prova) per bilanciare le accuse di cui sopra.

- ACCESSO AL SID per tutti i titolari del potere di proposta di prevenzione. 
E’ un sistema di interscambio flussi dell'agenzia delle Entrate. 
- POLIZIA GIUDIZIARIA provvederà materialmente al sequestro e non più l'ufficiale giudiziario.
- ampliato l'ambito di applicazione di sequestro e confisca per equivalente   e la confisca allargata diventa obbligatoria anche per alcuni eco-reati e per l'autoriciclaggio e trova applicazione anche in caso di amnistia, prescrizione o morte di chi l'ha subita. 

3) RINNOVATO il sistema di AMMINISTRAZIONE, GESTIONE e DESTINAZIONE dei beni sequestrati e confiscati nella LOGICA di EMERSIONE: per favorire interventi il più possibile tempestivi al fine di recuperare le imprese infiltrate dalla criminalità
-INTRODUZIONE CONTROLLO GIUDIZIARIO -> nuovo istituto a carattere anticipatorio senza spossessamento dell’azienda posta sotto monitoraggio e vigilanza se vi sia a pericolo di infiltrazione. 
-  Trasparenza e rotazione (3 incarichi) per la nomina degli amministratori giudiziari; corrispondenza tra profilo professionale e tipologia dei beni da gestire  
-         Nuovi compiti amministratore: rendiconto da depositare alla fine di ogni fase processuale; finalizzazione della sua opera alla liberazione immediata dei beni  per vagliare concrete possibilità di prosecuzione dell’impresa con allontanamento del proposto e dei familiari.
RIORGANIZZAZIONE dell’AGENZIA NAZIONALE beni confiscati che deve diventare serio supporto per la magistratura per velocizzare i procedimenti in vista del riutilizzo a fini sociali dei beni sequestrati e confiscati. 
-         IMMEDIATO AUSILIO AL GIUDICE DELEGATO PER ANTICIPARE GLI EFFETTI DELLA DESTINAZIONE FINALE: fin dal sequestro orienta e agevola l’assegnazione provvisoria dei beni e delle aziende ad enti territoriali o del terzo settore; locazione immobili e comodato in via prioritaria ai soggetti che saranno i destinatari dopo la confisca; restituzione per equivalente se il procedimento non si conclude con la confisca; 
-         Potenziamento delle finalità sociali nel riutilizzo dei beni: tutela del lavoro, del welfare e dell’inclusione sociale, sviluppo dei territori per affermare visivamente la presenza dello Stato che agisce per recuperare la legalità

NOVITA': il proposto non potrà giustificare la legittima provenienza dei beni adducendo il provento di evasione fiscale.
- Terzo che subisce misura di prevenzione deve dimostrare buona fede e legittimo affidamento
- Possibili ricadute sul processo esecutivo e procedure fallimentari.

Il Presidente Mattarella ha richiesto il monitoraggio della riforma nella fase attuativa: segnale che residuano dubbi di compatibilità con la Costituzione.

SEZIONI UNITE: sentenza n. 33451/14 coglie la differenza tra
confisca allargata >  richiede l'accertamento di reato tipico con una condanna
e 
confisca di prevenzione > intende neutralizzare la pericolosità dei patrimoni di formazione illecita per impedire che il sistema economico legale sia funzionalmente alterato da anomali accumuli di ricchezza di cui il soggetto possa disporre per il reimpiego nel circuito economico-finanziario. 
Fabrizio Giulimondi